La politica fiscale
Postato da admin [06/12/2017 21:25]

La politica fiscale rappresenta per la maggior parte delle persone e soprattutto per la maggior parte dei politici il modo per finanziare servizi da offrire alla cittadinanza senza dimenticare, specialmente per le frange politiche più estreme, l'effetto finalizzato a diminuire le disparità reddituali. Il fallimento di questa politica è rappresentato dal fatto che in Italia lo Stato Sociale o Welfare State, come adesso si ama definire, rappresenta un costo superiore di circa venti punti percentuali in più rispetto al modello scandinavo che nel mondo rappresenta il modello a più alto costo ma contemporaneamente con la maggiore qualità di servizi resi alla popolazione. 
A fronte quindi di una notevole capacità, unita ad una creatività tutta italiana, nel reperire le risorse finanziarie necessarie corrisponde il fallimento dello stesso nato dal rapporto risorse finanziarie investite e servizi resi interamente attribuibile alla "interposizione statale" nell'esercizio e nella somministrazione di tali servizi. Questo è il primo fallimento della politica fiscale italiana che ha radici profonde nel passato ma che negli ultimi cinque anni ha dimostrato una crescita a dir poco esponenziale.
In un mondo globalizzato tuttavia la politica fiscale rappresenta uno dei fattori fondamentali per rendere una nazione attrattiva in relazione ai finanziamenti e agli investimenti produttivi  provenienti da soggetti internazionali. Pochi ricordano come la buona parte dei Suv che vengono prodotti dalle grandi case automobilistiche tedesche vengano realizzati nei paesi del Sud degli Stati Uniti. Attraverso una fiscalità di vantaggio infatti questi Stati hanno fornito un parametro normativo e fiscale redditizio e compatibile finanziariamente per tali investimenti. In altre parole, con buona pace di una classe politica italiana che risulta ancora convinta di vivere negli anni ottanta,  sarebbe necessario rendersi conto come esista una concorrenza non solo tra professioni o sistemi industriali ma anche tra stati a loro volta espressione di sistemi normativi e fiscali al fine di rendere un paese maggiormente attrattivo per gli investimenti i quali generano sviluppo economico nel medio e lungo termine. E’ evidente come logica conseguenza che la politica fiscale rappresenti uno dei parametri di comparazione per un investitore di fronte alla scelta tra due stati nei quali avviare un investimento. In questo senso uno dei principi che maggiormente viene apprezzato dagli investitori, che va oltre la stabilità di un sistema fiscale (l'Italia produce ogni giorno 20 pagine di nuovi adempimenti per le PMI), è il parametro legato alla non retroattività della normativa fiscale. Questo forse rappresenta l'elemento fondamentale se non addirittura decisivo per influenzare un investimento produttivo rendendo così un paese maggiormente attrattivo. Un fattore forse non sconosciuto ai forti economisti che lavorano al governo i quali tuttavia hanno partorito un Investiment Compact che pone la soglia della non retroattività fiscale per investimenti superiori ai 500 milioni: di fatto togliendo ogni prospettiva di crescita alle PMI attraverso risorse finanziarie provenienti dall'estero.
A questo disastro normativo, venduto come se fosse una grande svolta nelle politiche di sviluppo economico da parte del governo Renzi e dei ministri economici che  ora invece cercano di prendere le distanze, si aggiunga l'ultima idea innovativa del governo Gentiloni il quale ha ridotto la detraibilità dell'IVA ad un margine temporale di quattro mesi quando in Francia risulta normato a due anni e in Germania il limite viene fissato a quattro anni. In altre parole in Italia il risultato di certe politiche miopi sta riducendo  il paese ad un quadro normativo ma soprattutto al continuo cambiamento delle normative fiscali al di fuori di ogni contesto competitivo per quanto riguarda gli operatori finanziari ed industriali esteri tale da renderlo assolutamente non attrattivo.
Questo rappresenta il secondo fallimento colossale della politica fiscale con l'aggravante di avere ripercussioni anche sulla politica fiscale quindi sull'approvvigionamento delle risorse fiscali stesse.
Queste scelte di politica fiscale nonostante i due fallimenti che emergono in modo cristallino rappresentano l'espressione di una cultura retro statalista, espressione di una volontà di porre lo Stato in posizione di preminenza rispetto all'economia di mercato. In questo modo vengono create delle vere e proprie rendite di posizione di chi e per chi in nome e per conto dello Stato opera con costi assolutamente insostenibili e lontani da ogni parametro economico di sostenibilità. Queste posizioni retrostataliste rappresentano il vero problema della nostra economia influenzando in un modo perverso la possibilità di crescere nel medio lungo termine.



Francesco Pontelli - Economista                             
 


 
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