La pasta italiana Swiss Made
Postato da admin [20/07/2017 23:15]



20/07/17

Quando si compra del cioccolato svizzero che rappresenta una delle eccellenze, assieme a quello belga, nel mondo si acquista anche il valore della produzione come garanzia del prodotto. In altre parole, il know how industriale e professionale che interviene dal momento dell'arrivo della materia prima all'interno del territorio svizzero rappresenta la garanzia dell'alta qualità del prodotto finale. 

Assieme e coniugata al cioccolato svizzero si compra la garanzia della "filiera Svizzera" che il protocollo dello Swiss Made garantisce nel mondo. Il fatto che la materia prima, il cacao, ovviamente non possa risultare di provenienza svizzera non viene neppure preso in considerazione in quanto lo Swiss Made garantisce la filiera ad alto valore aggiunto, materia prima esclusa. Quella stessa filiera che poi garantisce per la materia prima impiegata risultati assolutamente adeguati ed in sintonia con il valore della filiera stessa. Inoltre, negli ultimi anni, le autorità politiche elvetiche hanno reso più stringente il protocollo per aderire allo Swiss Made. Tale scelta politica è partita dall'osservazione che troppe aziende, specialmente nel settore dell'alta orologeria svizzera, cominciavano ad acquisire prodotti intermedi al di fuori dei confini nazionali e che questo non garantiva quindi un'occupazione stabile come invece il settore industriale aveva fino ad allora assicurato. Tale cambiamento del protocollo ha portato, per esempio nel settore dell'alta orologeria svizzera, altro fiore all'occhiello della manifattura industriale elvetica, un fenomeno ancora sconosciuto in Italia come l'in-sourching. Le aziende mandatarie hanno preferito acquisire come risorse interne buona parte dei  laboratori contoterzisti che fornivano prodotti intermedi al fine di ottimizzare la produzione portandoli come fattori produttivi all'interno del ciclo produttivo completo per rispondere ad un mercato globale nel quale le stagioni di vendita e di consegna si susseguono senza interruzione.

In questo contesto in Italia suscita invece molto interesse, e dimostra che la nostra classe industriale probabilmente risulta molto più avanti rispetto a quella politica e dirigente, l'iniziativa del pastificio De Cecco dimostrando, come spesso succede, che il settore alimentare, espressione di eccellenza delle 4 A, risulti sicuramente più all'avanguardia per esempio del settore tessile abbigliamento e moda in generale. Esponente di spicco della eccellenza della pasta italiana ed azienda di primaria importanza, da qualche giorno sui principali quotidiani italiani la De Cecco dimostra, a fronte di una incapacità del sistema agricolo italiano, di soddisfare appieno la richiesta di informazioni indicando le provenienze (California, Arizona ed Australia) del grano che garantisca la ottima qualità del prodotto finale: la pasta De Cecco, appunto. Questa operazione di comunicazione ha l'importante funzione di spostare l'attenzione sulla garanzia che la filiera a monte del prodotto finito assicura al prodotto finale stesso. Tale garanzia risulta talmente importante sia per la pasta De Cecco come per il cioccolato svizzero che anche se la materia prima risultasse, come nel caso della pasta interamente italiana e nel caso del cioccolato svizzero, completamente di importazione tuttavia quello che garantisce la qualità del prodotto finale al consumatore risulta essere combinato dalla sintesi felice di know-how industriale, professionale e quindi garantito dalla filiera stessa.

In questo caso quindi questo concetto di  filiera intesa come sintesi culturale per prodotti sempre più complessi che intervengono nella produzione e nella realizzazione di qualsiasi tipologia di prodotto rappresenta la garanzia e quindi dovrebbe essere assolutamente tutelata normativamente. Una tutela normativa che garantirebbe non sono le aziende italiane ma anche i lavoratori italiani e quindi potrebbe portare implicitamente ad una ripresa del livello occupazionale italiano.

Questa semplice iniziativa di comunicazione apre uno spiraglio sulla capacità di comprensione di cosa rappresenti il made in Italy e di cosa rappresenti un prodotto italiano sotto il profilo culturale.

Continuare, come negli ultimi trent'anni, la promozione del made in Italy solo attraverso l'esaltazione della creatività in un mondo sempre più complesso e globale e con consumatori sempre più informati quando invece competenze industriali e professionali rendono i nostri prodotti unici al mondo, il caso De Cecco rappresenta un esempio per una classe politica e dirigente che non ha ancora compreso il concetto di filiera culturale che sottende il prodotto industriale. In questo contesto quindi la pasta De Cecco sarebbe uno splendido esempio di prodotto Swiss Made.

 



Francesco Pontelli - Economista

 


 
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