Italexit di Stelio W. Venceslai
Postato da admin [13/07/2017 19:48]

Fra il vertice di Tallin, il Consiglio europeo ed il G 7 di Amburgo, l’Europa è stata sede di grandi incontri internazionali. Non hanno cambiato il mondo, ma sono serviti per affilare le armi.

La preparazione diplomatica italiana sulla questione dell’immigrazione è pietosamente fallita. Dopo aver ventilato una timida chiusura dei nostri porti all’immigrazione, ad un primo incontro a Parigi, con Francia, Germania e Commissione europea, era sembrato che la nostra minaccia fosse presa sul serio.

Poi, Francia e Spagna (è sempre dura a morire da noi l’idea di un asse dei Paesi del Mediterraneo) hanno fatto i loro conti: se chiude l’Italia, tocca a noi. Ma che scherziamo? Risultato: il giorno dopo sono uscite con una dichiarazione la cui sostanza è che non hanno alcuna intenzione di darci una mano.  A Francia e Spagna si sono aggiunti Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo (che di porti ne ha moltissimi). Che se la sbrighi l’Italia.  In pratica, ci hanno sbattuto le porte in faccia, offrendoci quattro soldi per il disturbo di contenere l’immigrazione in Europa.

Macron poi, che non è così intelligente come si dice, ha rispolverato l’acqua calda, con l’insostenibile tesi della capitale differenza tra gli immigrati per motivi bellici o per motivi economici. Secondo lui, ai primi si deve dare accoglienza, ai secondi no, sostenendo che vanno identificati prima di farli sbarcare in Europa. Dove? Sui gommoni? E quelli economici, d’immigrati, una volta identificati, li lasciamo appesi ai rottami dei gommoni? Se questo è il migliore della Francia, viva lo Zambia o le Comore...

C’è una motivazione, fragile, ma esiste, per questo comportamento comunitario: glielo abbiamo chiesto noi. La Bonino, che è persona seria, fa sapere che tutto ciò è il frutto di un accordo aum aum fra Renzi e l’Esecutivo comunitario: tu mi dai un po’ più di flessibilità sui conti, ché ne ho necessità, ed io ti tengo fuori dalla marea degli immigrati. Sono fatti nostri e ce li gestiamo noi.

E’ un affare: flessibilità per avere un po’ più di consensi elettorali e mani libere sugli immigrati. Almeno, qui ci guadagna un sacco di gente.

A Tallinn, poi, chiusura completa. L’Italia è isolata e, a parte le chiacchiere. Nessuno se la sente di ripartire gli immigrati. Stanno bene dove sono, in Italia. La solidarietà europea, su questo punto, è assoluta. Tra loro.

Minniti torna sconvolto con il cerino acceso nelle mani. Ha un bel dire che una soluzione si troverà.  Infatti, il nostro Presidente del Consiglio cerca di riaprire il discorso ad Amburgo. Naturalmente, non se lo fila nessuno, né Erdogan, che si è fatto pagare profumatamente dall’Unione europea (anche con i soldi nostri), né Putin o Trump, che hanno tutt’altro cui pensare, tantomeno la Merkel, con quel grosso casino che è scoppiato ad Amburgo con i Black  Block e che la polizia tedesca, al solito, non è stata capace di contenere (oltre 200 poliziotti feriti fanno pensare ad una vera battaglia). Inoltre, non era quella la sede per affrontare uno specifico problema europeo.

In conclusione, è stato un disastro politico e diplomatico. L’Europa non ci aiuta, anzi, sposta i mezzi corazzati (contro chi?) come intendeva fare l’Austria, coprendosi di ridicolo. Se il problema è solo nostro, siamo in grado di gestirlo, senza mangiarci sopra? Perché questo, poi, è il vero problema.

Occorrerebbe applicare alcuni principi.

! – Chi è dentro è dentro, e chi è fuori è fuori. Quelli che sono da noi ce li teniamo e proviamo ad integrarli, non a tenerli come bestie.

2 – Chiusura dei porti, previo avviso internazionale, a tutte le navi che portano profughi. Non è più affar nostro se non è condiviso.  Dentro le acque di nostra giurisdizione abbiamo poteri che nessuno ci può contestare. La guardia costiera e la marina militare devono usare tutti i mezzi, sottolineo, tutti i mezzi,  di dissuasione a loro disposizione.

3 – Blocco della frontiera marittima libica. Frontex potrebbe esserci molto utile invece di andare in giro a pescare naufraghi. Una robusta azione di controllo delle acque libiche è indispensabile.

4 – Sorveglianza aerea sul territorio libico, per individuare le carovane che trasportano i profughi e per segnalare i loro punti di arrivo. Le basi degli scafisti vanno bombardate. O ci pensano i Libici o ci pensiamo noi.

5 – Questo movimento migratorio che mobilita centinaia di migliaia di persone dall’Africa sahariana e sub sahariana qualcuno lo paga. Non sarà con la vendita di pochi stracci, qualche armento ed una capanna di fango che si accontentano gli scafisti. Chi finanzia questa gigantesca opera di destabilizzazione? Il buonismo assistenziale quante porcherie ha coperto fino ad ora? Occorre andare alle radici del finanziamento. Chi c’è dietro? Quali gruppi politici od economici o religiosi sono all’origine di questa tragedia?

Queste sono alcune soluzioni, dure, difficili, contestabili, ma soluzioni. Abbiamo un Governo capace di adottare misure del genere? Se non c’è, inutile parlarne. Continueranno a mangiarci sopra.

Quanto all’Europa, sarebbe ora che al nostro continuo piagnisteo si sostituisse qualcosa di più consistente. Non arriverei ad un’Italexit, perché faremmo loro un piacere, ma una sospensione dei nostri esborsi  potrebbe aiutare a farci capire meglio. Se l’Europa non intende condividere con noi questo problema dell’immigrazione, non vedo perché dovremmo condividere le loro spese. 

Un po’ di coraggio negoziale, finalmente, sarebbe necessario. Però, li guardo in faccia, ad uno ad uno. Non mi sembrano degli eroi.

 

Roma, 9 luglio 2017.

 

 

 

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