Per una vera riforma delle banche popolari
Postato da admin [10/07/2017 19:46]


A seguito della nota con cui proponiamo l’apertura di un dibattito sulla situazione bancaria italiana, pubblichiamo due saggi del Prof Marco Vitale .

PER UNA VERA RIFORMA DELLE BANCHE POPOLARI

Il Sole 24 Ore del 7.3.2017 ha opportunamente avviato un dibattito sulla c.d. riforma delle Banche Popolari. L’ha iniziato con un articolo firmato da Matteo Renzi che più che una riflessione è un”autocelebrazione” di dubbio fondamento. Per fortuna la cappa di oscurità e manipolazione che hanno impedito un genuino dibattito nel corso della c.d. riforma si è in parte dissipata e si ricomincia a pensare.

Lo dimostra il limpido e totalmente condivisile intervento, sempre sul Sole 24 Ore dell’8 marzo, di Francesco Boccia (PD, presidente della V Commissione Bilancio, Tesoro e programmazione della Camera). Boccia dopo aver  analizzato alcune delle incongruenze dell’intervento a gamba tesa, grossolano e, in gran parte, incostituzionale, del Governo sulle banche popolari afferma: “Ecco perché oggi abbiamo il dovere di capire dove abbiamo sbagliato anziché autocelebrarci”, ed abbiamo bisogno di una vera e reale trasparenza: “perché ancora oggi molti di noi non hanno capito quale ruolo abbiano svolto JP Morgan nel cambio dei vertici di MPS”.

Parole serie, e di questo tipo di serietà e competenza abbiamo un disperato bisogno se vogliamo ricostruire una politica appropriata per riportare in buona salute il sistema bancario italiano, comprese le banche popolari. E che si rimetta in moto il Parlamento, così passivo ed estraniato nel corso di tutta la vicenda, è motivo di conforto. E’ sempre un male quando il Parlamento firma cambiali in bianco alle Tecnocrazie, soprattutto quando queste non sono più competenti come una volta e sono ideologicamente succubi. Ci vorrà tempo e ricerca onesta per capire veramente cosa è successo. Ma nel frattempo bisogna pensare non alle autocelebrazioni né alle accuse fine  a se stesse, ma a salvare il salvabile con interventi che, peraltro, si muovano nella direzione giusta della ricostruzione.

L’occasione più importante e urgente è ora quella delle due banche venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca).

Quali che siano le responsabilità che dovranno essere accertate e sanzionate severamente sia sul piano amministrativo che giudiziario (insieme a quelle degli organi di vigilanza che non vigilano tempestivamente), ora è imperativo capire che, a differenza di altre, queste banche devono vivere, unirsi e riprendere il loro cammino perché sono banche importanti di un territorio importante. La storia dimostra che quando una banca è intrinsecamente buona ed opera in un territorio buono, al di là della crisi, c’è, relativamente sicura, la certezza della rinascita e della ricostruzione di valori per la banca e per il territorio. Perché ciò avvenga è necessario un buon top management e adesso questo c’è. E’ necessaria anche una adeguata ricapitalizzazione e questa la può fare e la deve fare lo Stato sia pure con i paletti severi e corretti che pone la BCE (intervento per riprendere lo sviluppo e non per risarcire gli azionisti e a tempo). Ma è necessario che non si recida totalmente il legame con il territorio. Dietro a queste banche ci sono 200mila azionisti. Alcuni saranno filibustieri e il destino di questi non ci interessa. Ma la maggior parte sono persone per bene, piccoli imprenditori e professionisti cresciuti insieme alla “loro” banca , al “loro” territorio, sono anzi i protagonisti primi di questa crescita. Hanno perso il loro capitale investito nella banca e lo sanno. Ma non vogliono perdere tutto. Non vogliono perdere la dignità, essere trattati con arroganza, spegnere la speranza di ricominciare, con la “loro” banca del “loro” territorio. Il Veneto ha bisogno di una importante banca del territorio e bisogna ricucire, migliorare, rafforzare lo spirito associativo e non umiliarlo e disperderlo. E’ in questa prospettiva che va negoziato un assetto che ridia dignità e un ruolo agli azionisti minori sulla base di un associativismo diffuso e rispettato.

Oltre al diffuso e ingente danno economico  che, toccando tante persone e tante famiglie, non può non configurarsi che come una vera e propria catastrofe sociale, con le relative sofferenze, è palpabile  nel territorio un profondo e diffuso sentimento di dignità offesa non solo a causa delle perdite subite ma soprattutto a causa dell’arroganza, della mancanza di colloquio, dell’assenza di ogni sforzo per ricucire anche brandelli di fiducia. A nostro giudizio è questo un punto centrale. Ma come è possibile fare banca senza ricostruire un qualche rapporto di fiducia con gli attuali e futuri clienti e depositanti?Accanto all’amarezza ed anche alla rabbia, si respira anche una disponibilità e un bisogno di partecipare a un’opera di ricostruzione sulla base di un progetto che si rivolga, con  senso di responsabilità, anche al bene del territorio.

I vertici delle due banche venete hanno prospettato agli azionisti un parziale ristoro della perdita subita. E’ una iniziativa corretta ed utile. Ma forse non è sufficiente. Essa va sostenuta e accompagnata da una azione che confermi la volontà di salvaguardare il profilo di banca del territorio.

Da qui la nostra proposta:

  • si dia vita ad una holding partecipata dal fondo Atlante e da due cooperative bancarie (una per Popolare di Vicenza ed una per Veneto Banca) con voto capitario, holding che controllerà la Banca SpA che risulterà dalla fusione delle due banche venete;

  • ai soci  che si raggrupperanno nelle due cooperative si conceda un significativo ”warrant” per permettere ai soci minori di conservare un interesse alla, a mio avviso sicura, rinascita della “loro” banca del “loro” territorio. L’uso del “warrant” per ricostruire il legame con i vecchi azionisti incolpevoli fu abilmente e con successo utilizzato in occasione della rifondazione del Banco Ambrosiano.

Questo non è certo uno schema apprezzato da JP Morgan e neanche dalla Banca d’Italia che, anzi, lo aveva impedito sino a quando il Consiglio di Stato non ha sancito l’illegalità di questo divieto. Ma è uno schema coerente con le raccomandazioni del 3 febbraio 2015 del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), nell’ambito delle quali si leggono anche le seguenti parole: “Anche il Fondo Monetario internazionale pone l’accento sul ruolo essenziale delle banche cooperative. Questi istituti, che dipendono in misura minore dalle aspettative degli azionisti, soddisfano in modo affidabile e sicuro le necessità di credito delle PMI e di molti nuclei familiari).” Questo tema dell’Europa, per chi fosse interessato ad approfondire, si trova ben documentato in: “Cappellin, Casaletti, Porro, Vitale: Banche Popolari, Credito Cooperativo, Economia Reale e Costituzione”, con prefazione di Stefano Zamagni (ed. Rubbettino, 2015).

 Ma è anche uno schema che può essere applicato a tutte le altre 23 banche popolari non ancora trasformate e alle BCC Banche di Credito Cooperative esistenti in Italia, rendendo possibile la trasformazione delle stesse in società per azioni per il tramite delle cosiddette holding interamente cooperative.

Così si potrà riconciliare, partendo dal territorio,  un progetto di riforma vera con l’Italia vera  e con l’Europa vera.

 

 Marco Vitale

Milano,14.03.2017

 

 
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