La "tirannia invisibile" del sistema economico
Postato da admin [30/06/2017 23:25]


Oggetto: La "tirannia invisibile" del sistema economico 

(…) Papa Francesco … durante il discorso ai partecipanti al terzo incontro mondiale dei Movimenti Popolari svoltosi il 5 novembre del 2016, ha indicato due rischi che possono insidiare le coscienze di quanti non si riconoscono nel dominante sistema il rischio di lasciarsi incasellare in impegni meritori ma particolari perdendo di vista i grandi problemi e quello di lasciarsicorrompere. E lo ha fatto con queste incisive parole: “Finché vi mantenete nella casella delle politiche sociali efinché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera….ma quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, osate mettere in discussione le macrorelazioni, allora finisce la tolleranza perché state uscendo dalla casella e vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni….così la democrazia si atrofizza, diventa nominalismo”. (…)

http://asinistraforum.blogspot.it/2017/06/la-tirannia-invisibile-del-sistema.html

 

La “tirannia invisibile” del sistema economico all’origine della crisi in Italia e nel mondo

Una legge che prevede per il riconoscimento della cittadinanza italiana un temperato “ius soli” e un altrettanto misurato “ius culturae” in favore di minorenni viene dalla Lega definita folle, guardata con fastidio da ambienti moderati e contrastata anche dai 5 Stelle fra palesi contraddizioni e sofferti contorcimenti. Qualificati esponenti di Forza Italia chiedono al PD (pare senza successo) un ridimensionamento delle norme del Codice Antimafia che estende, per un emendamento approvato dal Senato, il sequestro dei beni previsto nei confronti dei mafiosi agli autori di reati di corruzione. La tardiva introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura rischia di essere inficiata da un emendamento del Senato che richiede, per la punibilità del crimine, la sussistenza dell’elemento della reiterazione delle condotte violente e crudeli ritenendo insufficiente una sola condotta disumana e brutale anche se di lunga durata.

Siamo di fronte a scelte e comportamenti le cui intenzioni, a prescindere dal raggiungimento o meno degli obiettivi perseguiti, gettano fasci di malinconica luce su una politica tutta ripiegata sui problemi ad essa interni (legge elettorale “ad usum Delphini”, alleanze, coalizioni, listoni, ruoli, sondaggi) e largamente chiusa a quelli, spesso drammatici, ad essa esterni: del Paese, dell’Europa e del Mondo. Una politica uscita malconcia dalla recente consultazione amministrativa sia per il crollo dell’affluenza alle urne e sia, soprattutto, per la confermata assenza di valori di riferimento e di coerenti programmi in ciascuno dei tre poli di maggiore consistenza elettorale (PD, 5 Stelle e Centrodestra) che sembrano navigare a vista guidati solo dalla bussola per la ricerca del consenso.

Estendendo lo sguardo alla situazione internazionale c’è allora da chiedersi come sia possibile che governi, istituzioni e forze politiche non si adoperino per dare responsabili e fattive risposte alla domanda di solidarietà e di giustizia che in vario modo si leva da milioni di uomini umiliati e offesi dalle scandalose povertà, dalle stridenti disuguaglianze sociali, dalla mancanza e dalla precarizzazione del lavoro, dalle drammatiche emigrazioni, dalle brutali e inedite forme di terrorismo, dalle tante guerre, dalle devastazioni ambientali e dai crescenti inquinamenti che rischiano di condannare l’intero pianeta alla fine per autodistruzione che l’insano sfruttamento delle risorse naturali e i conflitti interni fecero fare alla civiltà fiorita secoli addietro nell’isola di Pasqua.

Il fatto è che a partire dalla fine degli anni 70 del secolo scorso, a conclusione del “glorioso trentennio” che aveva visto l’affermarsi del “welfare state” col riconoscimento dei diritti sociali ad integrazione dei tradizionali diritti di libertà e con l’intervento correttivo dello Stato rivolto ad assicurare l’erogazione di servizi essenziali (scuola, sanità, previdenza, edilizia pubblica e via dicendo), ha fatto irruzione, con l’avvento di Reagan in America e della Thatcher in Inghilterra, quel turbo-capitalismo che rovinosamente domina l’economia mondiale. Quel pensiero unico neo-liberista che ha determinato le politiche di quasi tutti i Paesi industrializzati, che condiziona le scelte di importanti istituzioni mondiali (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale) e che guida un iniquo sistema capace di reggersi, nonostante decenni di esperienza fallimentare, perché sorretto da grandi gruppi finanziari e da forti centri di potere mediatico.

Un potere che ha emarginato le più combattive opposizioni e che si è dimostrato in grado di condurre una vera e propria “rivoluzione dei ricchi contro i poveri” riuscendo nell’impresa di convincere larga parte di questi ultimi che avrebbero prima o poi tratto giovamento dal trionfo dell’attuale sistema. Uno specchietto per le allodole destinato però a funzionare sempre di meno anche per il ruolo profetico di un Papa venuto dalla lontana Argentina che ha subito conquistato il cuore di milioni di uomini col suo coraggio e la sua semplicità. E lo ha fatto affrontando questo “male oscuro” del nostro tempo e dicendo a chiare lettere, nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” del 24 novembre 2013, che “dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità, un’economia che uccide” e aggiungendo che “mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice….sicché si instaura una nuova tirannia invisibile che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole”.

Ma Papa Francesco ha fatto qualcosa di più perché, durante il discorso ai partecipanti al terzo incontro mondiale dei Movimenti Popolari svoltosi il 5 novembre del 2016, ha indicato due rischi che possono insidiare le coscienze di quanti non si riconoscono nel dominante sistema: il rischio di lasciarsi incasellare in impegni meritori ma particolari perdendo di vista i grandi problemi e quello di lasciarsi corrompere. E lo ha fatto con queste incisive parole: “Finché vi mantenete nella casella delle politiche sociali e finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera….ma quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, osate mettere in discussione le macrorelazioni, allora finisce la tolleranza perché state uscendo dalla casella e vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni….così la democrazia si atrofizza, diventa nominalismo”. E poi, per quanto attiene alla tentazione della corruzione, il Pontefice così si è espresso: “non c’è miglior rimedio dell’austerità” perché “l’esempio di una vita austera a servizio del prossimo è il modo migliore per promuovere il bene comune”.

Un messaggio per la promozione di un’economia a misura della dignità umana, quello di Papa Francesco, che si muove ovviamente sul versante della spiritualità e dell’etica ma che, con tutta la sua forza, incontra poi, sul piano sociale e politico i principi e i valori proclamati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalle più avanzate Costituzioni europee varate all’indomani del secondo conflitto mondiale. Un messaggio col quale la politica dovrà prima o poi fare i conti dal momento che le parole di questo Papa esprimono la sofferenza di sterminate moltitudini di uomini ed interpretano la loro domanda di radicali innovazioni. Un messaggio col quale dovrà anche fare i conti il confuso riformismo di quella sinistra che, con le sue “cinquanta” e forse più “sfumature” di “grigio” e alienante liberismo, vuole conciliare l’inconciliabile allontanandosi dai suoi valori e snaturando la sua missione.

Brindisi, 28 giugno 2017

Michele Di Schiena

 
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