lo zio Sam ha perso il cappello
Postato da admin [25/05/2017 23:11]

Lo zio Sam ha perso il cappello

(di Diplomaticus)

 

 

 

            La parabola discendente dell’imperialismo americano si evidenzia con l’imprevedibile ascesa di Trump quale nuovo Presidente degli Stati Uniti. Che cosa è successo, in realtà? Chi ha votato Trump? I bianchi razzisti e misogini del Ku Klux Kan, come ci diceva l’establishment occidentale?

            Si era sicuri che i bianchi di Boston votassero la Clinton, come i latino americani (Portoricani, Cubani, Messicani immigrati illegalmente), gli afro americani, e gli immigrati di matrice islamica. Ma non è stato così. Se tutte queste etnie avessero votato per la Clinton, a Trump sarebbe rimasta solo una manciata di bianchi poveri e disoccupati, una manciata di nulla.

Invece, come sappiamo, è accaduto il contrario, anche se la Clinton ha avuto tre milioni in più di voti, ma il sistema elettorale americano è quello che è.

Trump è la punizione che ci aspetta. Lo chiamano populismo. Fa ridere. È, invece, una rivolta contro l’idiozia livellatrice di un certo tipo di cultura pacifista, che ha fatto diventare un valore diffuso la rinuncia a qualunque valore tradizionale, sventolando il complesso di colpa dell’uomo bianco, schiavista, cristiano e guerrafondaio. Una rivolta, però, può anche essere stupida e finire male. A colpi di testa, si sbatte dovunque. È un po’ quello che sta succedendo al 45° Presidente degli Stati Uniti.

Trump è un imprenditore, avvezzo a decisioni rapide e personali, magari improvvisate. Ma questo non conta. Anche se maldestro, è lui il Presidente, e governa.

Trump è sostanzialmente interessato ai problemi di politica interna. Lo diceva il suo motto elettorale: America first. Inoltre, è molto sensibile ai problemi energetici (egli stesso è un petroliere) ed è molto vicino al mondo finanziario internazionale.

Le sue idee: la costruzione del muro in Messico (peraltro iniziato da Clinton, nel 1996, rafforzato dieci anni dopo da Georg W. Bush, con il Secure Fence Act, e di cui sono stati già costruiti a suo tempo 1,100 km), la cancellazione dell’Obama Care, la prevalenza degli interessi energetici del Paese, non ne fanno un grande attore sulla scena internazionale. Di politica estera sembra abbastanza digiuno. D’altro canto, dopo la sostanziale neutralità estera di Obama, c’era da aspettarsi un vuoto, almeno per qualche tempo, nella politica estera  nordamericana..

Le sue idee sull’Europa e sulla Nato sono ampiamente condivisibili. La Nato è un ferrovecchio pagato dagli Stati Uniti, concepito in altri tempi contro la Russia, checché se ne dica. L’Europa è un’Unione in agonia, che conta poco o niente, agnello indifeso ed indifendibile in un contesto mondiale. Se gli Europei non pensano loro stessi a difendersi, perché dovrebbero farlo gli Stati Uniti?

Più oscillante, sembra, la sua opinione sulle relazioni internazionali.

Con la Russia di Putin, agli inizi, sembrava che vi fosse un interesse a stringere rapporti più amichevoli mentre la Cina era un pericoloso nemico. La questione nordcoreana ha fatto, invece, della Cina un amico e della Russia un nemico.

Ma lo stato dei rapporti con Mosca è avvolto nelle nebbie. Accuse contro accuse: se la Russia ha favorito la Clinton alle elezioni oppure lui. Non si capisce. Prima Trump esultava per l’inchiesta che faceva lo FBI, poi ne ha cacciato il responsabile, impedendogli di farla. Ora, invece, pare che abbia svelato segreti di Stato al Ministro degli esteri russo, Lavrov.  Putin, gentilmente, si offre come testimone per dire che non è vero. Israele, che dovrebbe essere la fonte dei segreti trasmessi, è indignata: non darà più informazioni alla CIA.

Trump se la cava, pensa lui, dicendo che un Presidente può fare tutto quello vuole. Sciocchezze.

 

Con la Corea del Nord, fonte dell’improvvisa simpatia con la Cina, c’è stato un voltafaccia. Pochi giorni fa Trump ha detto che si sarebbe sentito onorato d’incontrare il leader nordcoreano. Ciononostante, continuano le smargiassate nordcoreane, nonostante i cauti avvertimenti cinesi (sospensione dei voli di Air China su Pyongyang, sospensione delle forniture di carbone nordcoreano). Allo stesso tempo Trump raffoorza il dispositivo nucleare attorno alla penisola coreana.

Sulla questione palestinese ha stretto calorosamente la mano ad Israele, proponendo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato (ora a Tel Aviv) e, qualche settimana dopo, si è impegnato con il Presidente del governo palestinese a risolvere una volta per tutte cinquant’anni di conflitto. O ha degli assi in mano o è uno sprovveduto.

Ha confermato la grande amicizia con l’Inghilterra, nel solco della tradizione, ma anche una grande indifferenza per il resto dell’Europa, compresa la Germania. All’Italia, nella visita di Gentiloni che gli chiedeva aiuti per la Libia, ha risposto, e glielo ha poi ricordato alla fine: pagate di più per la Nato, l’unica cosa che sembra che lo interessi davvero.

Sulla Siria, dopo i missili lanciati che hanno fatto gran fragore ed infuriato Putin, c’è un silenzio di tomba.

Con la Turchia: si è congratulato per la vittoria referendaria di Erdogan, lo riceve a Washington con tutti gli onori, con lui condanna come terrorista il PKK, il partito dei Kurdi turchi e, contemporaneamente, svincola gli aiuti militari per i Kurdi siriani che combattono l’ISIS.

In conclusione, è difficile penetrare il mistero della visione geopolitica contraddittoria di Trump. Al momento, sembra oscillare fra una non politica ed una politica dell’improvvisazione. Sembra fuori di testa.

Gli assetti geopolitici del mondo sono diventati tripolari: Cina, Russia e Stati Uniti. Certo, ci sono anche altre potenze, come l’India, l’Iran, il Brasile, ma sono potenze regionali, non a dimensioni mondiali. Titti gli altri contenziosi esistenti e possibili sono solo punture di spillo. Gli Stati Uniti sono stretti fra due altri due grandi leaders e saranno necessarie competenze, grandi capacità diplomatiche e di prospettazione del futuro. Un compito non facile.

Sarà l’amministrazione Trump in grado di gestire questo passaggio? Lo vedremo al G7 di Taormina?

 

 

Roma, 17 maggio 2017.

 

 

 


 
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