Facciamo finta di niente
Postato da admin [25/05/2017 22:57]

Facciamo finta di niente

(di Stelio W. Venceslai)


 

            Se piove, apro l’ombrello. Se non l’ho o lo compro da uno di quegli ambulanti che sbucano subito in giro, come i funghi appena piove, oppure mi fermo sotto qualche tettoia e cerco di non bagnarmi.

            In tempo di guerra, quando gli aerei bombardavano le città, era essenziale l’oscuramento. Qualunque luce poteva essere un obiettivo. Nessuno lo ricorda più, non perché le guerre siano passate ma solo perché gli strumenti bellici si sono affinati. Allora i fari delle macchine erano oscurati tranne una sottilissima striscia di luce, i vetri erano sigillati da nastri scuri e così via.

            Sotto la pioggia o sotto le bombe, l’istinto è sempre quello di ripararsi, non di far finta di niente.

            Con il terrorismo, invece, che uccide impunemente in mezzo a noi, la regola è far finta di niente. Altrimenti, diamo ragione a loro, i terroristi.

            Se la nostra risposta all’assassinio indiscriminato è quella di continuare ad offrire bersagli indiscriminati, siamo proprio fuori strada. Tutti dicono che siamo in guerra contro il terrorismo, s’invocano alleanze massicce per combattere il terrorismo, ma la gente comune deve far finta di niente. La vita nelle città deve essere la stessa: grandi raduni, manifestazioni oceaniche, politiche o religiose o musicali. Tutti obiettivi sensibili a portata di mano.

            All’aeroporto i controlli sono così rigorosi che è difficile sfuggire. Ma intanto la gente, fuori dai cancelli, si accalca per fare il cheek in. Lì, nessuno controlla. Dov’è la sicurezza? A Manchester l’attentatore non era dentro, ma fuori, all’uscita. Non l’ha controllato nessuno. Non siamo in guerra fuori dagli stadi o dalle piazze privilegiate per i raduni. Così si muore lo stesso e il terrorismo avanza.

            Dobbiamo avere il coraggio non solo di dire che siamo in guerra, una guerra difficile e lunga, ma anche di farla.  Non c’importa tanto di Mosul o di Raqqa, ma delle nostre città e delle nostre popolazioni. Là si combatte e si muore, qui si muore senza combattere e senza alcuna sicurezza reale. Non si può far finta di niente in nome di un buonismo stupido e di una presunta indifferenza.  Loro uccidono nel mucchio: donne, uomini, vecchi bambini. Sono tutti obiettivi. In Cecenia, anni fa, sequestrarono un’intera scuola, dove morirono decine di bambini. Non c’è pietà, in una guerra e tanto meno  con il terrorismo. Non si può essere stupidi e credere che i valori che diciamo di professare siano anche altrui.

            La guerra è sul fronte interno, non solo su quello esterno, ed occorre attrezzarsi adeguatamente. Tutto il resto sono sciocchezze.

            Il terrorismo non conosce frontiere, non ha obiettivi privilegiati. Può essere un poliziotto distratto, una spiaggia affollata, una nave da crociera, un festival dell’Unità. Se siamo in guerra, se siamo coerenti, la guerra è dovunque, anche tra noi.

            L’Italia è ancora immune da questo rischio. È difficile capire perché, ma alla fine potrebbe toccare anche a noi. I nostri Servizi, si dice, sono tra i migliori del mondo, ma se guardo la nostra vita sociale con l’occhio del terrorista, scopro infiniti obiettivi di morte.           

            La lista dei morti innocenti si allunga in uno stillicidio senza senso mentre il Paese affonda in un mare di chiacchiere, d’interpretazioni fasulle, di analisi inutili. La brutalità cieca del terrorismo non annebbia le menti dei raffinati gestori del pensiero collettivo: dobbiamo far finta di niente, perché altrimenti il terrorismo vince se cambia il nostro stile di vita. E intanto, con il nostro stile di vita di si muore.

            L’attacco è contro la nostra società, il nostro stile di vita, appunto, contro le donne, contro i bambini, contro la musica, contro la libertà d’espressione, contro tutto ciò che non è oscurantismo e passiva omologazione. Se non sappiamo reagire, siamo vinti prima ancora di combattere. Possiamo solo morire.

            Quello che stupisce è l’incapacità totale dei servizi di sicurezza. Tutti sapevano tutto del giovane terrorista suicida, non solo gli Inglesi, ma anche i Francesi, gli Israeliani, gli Americani. Ma nessuno l’ha fermato. Anche in Germania, in Francia e in Belgio si sapeva tutto degli attentatori, ma hanno agito lo stesso indisturbati, seminando la morte. Allora, a cosa serve avere i dossiers di probabili attentatori? C’è qualcosa che non funziona nei sistemi di sicurezza.

            In Italia vige il sistema delle espulsioni, ma li espelliamo veramente? Molti restano indisturbati. La farsa del foglio di via li mette solo di nuovo in circolazione.

            Come al solito, facciamo finta di niente.

 

 

Roma, 23 maggio 2017.

 

           

 

 


 
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