Storia di un referendum mancato
Postato da admin [25/11/2015 18:54]

L'amico Massetti Pierluigi, responsabile del gruppo ALEF di Chiari (Brescia) ci invia l'allegata nota su un caso esemplare di cattiva amministrazione e di una casta di "eletti" che infischiandosene della volontа di partecipazione politica e amministrativa dei cittadini elettori, con metodi, procedure e responsabili del procedimento discutibili, pretende di imporre decisioni agli stessi su questioni che attengono alla vita di ogni famiglia.

La redazione di Insieme pubblica questa testimonianza a sostegno della volontа di partecipazione degli amici " Liberi e Forti" di Chiari.

 

STORIA DI UN REFERENDUM MANCATO

PERCHE' IN ITALIA NON SI POSSONO FARE REFERENDUM CONSULTIVI NEI PROPRI COMUNI

 

Vi vogliamo parlare di com'e' difficile fare un Referendum in Italia, a livello del proprio Comune. Questo ci porta a comprendere che bisogna intraprendere una battaglia civica, e di civiltа' contro la Volonta' di una casta che non vuole che il cittadino possa mettere il becco, nei  loro affari pubblici. Pertanto a livello locale come a livello nazionale dobbiamo sensibilizzare l'opinione pubblica, affinche' su quelle scelte invasive della vita di ogni giorno, la gente possa esprimersi, e non siano le lobbies o le multinazionali a stroncare il normale vivere delle comunita'.

A Chiari, in provincia di Brescia, si costituiva nel mese di Novembre 2014, il "Comitato Civico Differenziamoci dal Porta a Porta", con lo scopo di informare e fare scegliere alla cittadinanza, quale fosse la scelta piu' condivisa sul territorio dalle persone che vi abitano, su due metodi di raccolta dei rifiuti: il porta a porta, per l'appunto, ed un sistema a cassonetto, con calotta e sistema incentivante alla differenziazione.

Dopo le fasi consultive, con i molti cittadini che poi hanno dato il loro appoggio alla preparazione della documentazione, sentito il parere della Prefettura di Brescia, depositati  in Comune i moduli per la vidimazione,  e' iniziata la fase di spiegazione alla cittadinanza ed abbiamo allestito dei Gazebo, per la raccolta delle firme.

Il tutto  svolto in un periodo freddo, con neve e con giornate a seguire con pioggia, ma in poco tempo la gente e' venuta a firmare , superando in 10 giorni il quorum, e raggiungendo il ragguardevole numero di 1459 firme presentate, su una popolazione votante di 12.000 circa.

In data 09.03.2015 veniva portato al protocollo con n.6091, da parte del coordinatore Massetti Pierluigi, il quesito referendario e le relative firme, all'attenzione del Sindaco di Chiari avv. Vizzardi Massimo.

Nel frattempo l'Amministrazione provvedeva a cambiare lo Statuto ed il Regolamento di attuazione, introducendo un Regolamento degli Istituti di Partecipazione Popolare, approvato con delibera consiliare n.17 del 31.03.2015 entrato in vigore il 09.05.2015.

Da tutto cio', ne nasce un burocratichese che sembra fatto apposta per confondere le idee al comune cittadino.

Brevemente  il nostro Statuto prevede che, all'Articolo 76 comma 3, ci siano due vie per proporre un Referendum:

art. 3.Si fa luogo a referendum consultivo:

a)quando lo richiede almeno il 5% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune

b)quando sia deliberato dal Consiglio Comunale a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al Comune.

Al  comma 11, si recita:

Il regolamento di attuazione del presente statuto disciplina le modalita' di attuazione del Referendum consultivo.

Pertanto passiamo al Regolamento , che recita all'articolo 95, comma 3:

3.La richiesta e' ammessa se ottiene il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al Comune.

L'amministrazione pertanto, oggi impone la Votazione. Ma sara' corretto, visto che il Referendum non e' stato proposto dalla casa comunale, ma dai cittadini. La votazione e' prevista se proposta dal Comune, mentre non e' chiaro se per proposta dei cittadini. Il Referendum viene pertanto bocciato. E da qui non possono essere fatti valere, nemmeno i  piu'  elementari principi di partecipazione popolare.

Non parliamo dei tempi tecnici indicati in Statuto, Regolamento di Attuazione allo Statuto ed al Regolamento Partecipazione Popolare(che non dovrebbe essere applicato, perche' postumo alla richiesta referendaria), che non sono stati rispettati,  a torto e ragione delle parti e ad uso e consumo, o per privilegiare che passasse l'iniziativa dell'Amministrazione, e rendendo ad oggi inutile il quesito Referendario. Almeno oggi  sappiamo che questo e' stato fatto forse per giovare all'interesse di qualcuno.

Ci riferiamo ad articoli di Giornale  della stampa locale, ed ecco che l'Amministrazione Comunale scivola sulla buccia di banana, di un' ipotetica  irregolare figura, che ha gestito tutto questo passaggio milionario. Pertanto in questi giorni, il Presidente della Chiari Servizi, il Dottor Gianluca del Barba, si "fa' da parte" perche' vi  e' una presunta irregolaritа'.  Addirittura modifica lo Statuto, prima di dimettersi, sempre per la presunta incompatibilitа.  Nessuno, perт, si pone il problema morale ed etico, che se non era regolare non avrebbe dovuto fare le ultime operazioni. Eticamente si spera nella restituzione delle somme percepite, ma su una nomina irregolare. Chi lo ha nominato in quell'incarico ha verificato la compatibilitа, e se l'aveva vista  perche' non ha segnalato il caso?. Ravvediamo pertanto lo scandalo politico, forse per le omissioni nei controlli, o forse per la persistenza a reiterare i comportamenti.

Quello che nel lontano Novembre aveva il solo obiettivo da parte del Comitato Civico, di conoscere questa operazione, sia sotto il profilo del progetto che del piano finanziario (elementi che  avrebbero potuto  essere spiegate ed approfondite dall'Amministrazione Comunale) nei mesi seguenti ha assunto delle tinte sempre piu' opache, perche' le spiegazioni a domande specifiche non sono mai state date. Si  e' ritenuto che oltre la semplice scelta sul metodo, dietro a tutto cio' vi siano grossi impegni finanziari, e  che la fretta sia servita a portare a destinazione un operazione opaca. E' possibile che nessuno nell'Amministrazione si sia accorto dell'incompatibilita' del funzionario scelto? E se esite un organo di controllo interno, poteva accorgersi di questa situazione, e provvedere a norma di legge.

Concludendo: la richiesta di referendum, risaliva a quattro  mesi prima della partenza del  porta a porta, un tempo ampiamente sufficiente per potere essere svolto. Oggi e' chiaro che non servirebbe piu' farlo, e non solo per il suo costo, come la maggioranza dei Consiglieri ha sottolineato al momento del voto, ma, soprattutto,  perche' si e' voluto che  i buoi fossero scappati dalla stalla.

Il gruppo ALEF (Associazione Liberi e Forti) di Chiari (Brescia)

 

 
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Postato da wby27r349ij@hotmail.com [25/11/2015 18:54]
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