Un'assurdità nel cd. "pacchetto sicurezza"
Postato da admin [17/12/2008 21:09]

Con legge n. 125 del 24.7.2008 denominata "pacchetto sicurezza" il Legislatore ha previsto che, nella trattazione dei processi è assicurata la priorità assoluta ad alcuni di essi, che trattano reati relativi alla criminalità organizzata e terroristica, alla circolazione stradale, agli infortuni sul lavoro e nei casi di in cui l'indagato sia sottoposto ad arresto o misura cautelare.

Al fine poi, di assicurare la rapida definizione dei processi pendenti alla data di entrata in vigore della citata Legge, ha stabilito che i dirigenti degli uffici possono individuare i criteri e le modalità di rinvio della trattazione di quelli relativi a reati commessi sino al 2 maggio 2006, in ordine ai quali ricorrono le condizioni per l'applicazione dell'indulto a' sensi della legge n. 241/2006.

A tal fine ha disposto che il loro rinvio non possa avere durata superiore a diciotto mesi.

Orbene, il Legislatore dovrebbe mirare all'accertamento della verità e non ad evitare di trattare i processi.

Invero, è necessario evidenziare che, un processo relativo ad un reato la cui pena è indultabile, deve, comunque, essere celebrato, posto che, i principi costituzionali che reggono la società civile, richiedono l'accertamento della responsabilità o meno dell'imputato, per la comminazione di una pena.

L'assurdità di tale norma consiste nel posticipare di un anno e mezzo la trattazione di processi, che nel frattempo verranno "cassettati", per riemergere in massa, intasando nuovamente il carico giudiziario, senza che si sia raggiunta alcuna soluzione valida al problema delle lungaggini giudiziarie.

Laura Trenti

avvocato

 

 
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Postato da tq76s10fg@mail.com [17/12/2008 21:09]
TYVM you've solved all my prlboems
 
Postato da tq76s10fg@mail.com [17/12/2008 21:09]
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Postato da luigifistarollo@hotmail.com [17/12/2008 21:09]
Il governo, in relazione ai numerosi casi di stupro, ha emanato una apposita norma volta ad affrontare con determinazione il grave problema. Sulla nozione di stupro si è svolto, nel passato, un serrato dibattito in conseguenza di una pronuncia della Corte di Cassazione – passata alla storia come la sentenza dei jeans – la quale aveva affermato che, nel caso in cui la vittima indossi i jeans, non vi può essere un atto sessuale se non con il consenso della vittima medesima. La Cassazione, infatti, annullò la condanna di un uomo, inflitta dalla corte d’Appello di Potenza, sostenendo che i jeans indossati dalla giovane non erano sfilabili “senza la fattiva collaborazione” di chi li portava e che quindi la medesima doveva essere consenziente. Aggiungendo, poi, che è impossibile togliere i jeans a una donna che si oppone “con tutte le sue forze”, dato, questo, “di comune esperienza”. Per quella che è passata alla storia come “la sentenza dei jeans” scesero in campo, unite dalla volontà di difendere la dignità delle donne contro il “maschilismo retrivo” dei giudici, Rita Levi Montalcini, Tullia Zevi, Livia Turco, Giovanna Melandri ed Emma Marcegaglia. Lo “sciopero delle gonne” fatto dalle deputate del Polo (allora all’opposizione) che si presentarono tutte in jeans a Montecitorio, Prestigiacomo e Mussolini in testa, fece il giro del mondo. Il mondo politico e giudiziario s'indignarono per il pronunciamento della terza sezione penale della Cassazione, che rischiava di vanificare anni di lotte e conquiste per la parità delle donne. Fioccarono le polemiche, e la Cassazione prese subito le distanze da questo verdetto con “tutti gli accorgimenti tecnici per far sì che la sentenza rimanesse un caso isolato”. Ed, infatti, a novembre dello stesso anno ( 1999) il primo orientamento fu parzialmente corretto in una sentenza dove si precisava che la testimonianza di una donna che asserisce di aver subito uno stupro “non può essere messa in dubbio perché lei indossava i pantaloni e per esserseli sfilati”. Nei pronunciamenti successivi fu affermata la convinzione secondo la quale ” i jeans non sono di ostacolo alla violenza sessuale”. Tutto ciò nella speranza che il più recente orientamento della Cassazione sia sempre confermato e che, nel dibattito che si aprirà sul provvedimento governativo, non si ritorni a disquisire sul ruolo impeditivo o meno dei jeans. Cordiali saluti Luigi Fistarollo
 
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