Lettera aperta al direttore del BLOG
Postato da admin [06/04/2011 20:32]

Caro Ettore,

leggo sempre quel che scrivi. Seguo lo sforzo propositivo. Da ultimo il documento ALEF e Circoli Veneti.

Mi permetterò qualche osservazione.

E' certamente già un fatto positivo che si vada inseguendo un collegamento tra i frammenti della diaspora democristiana verso una piattaforma programmatica aperta.

Il traguardo non è " un'irrealistica unità politica dei cattolici" ma " il rimodellare il massimo di unità dei moderati, dei centristi,:::::" nel partito PPE italiano che questa volta lo dovrà consentire."

Mi pare che  questo partito PPE italiano non c'è ancora.

Ma chi lo dovrà consentire?

E' una domanda che il documento si pone, e che - non retoricamente - Ti ripropongo.

Non vorrei sostituirmi al pensiero intimo, che sospetto, Tu abbia.

Ma se potessi consentirmi di dare un nome al Tuo pensiero direi  : Berlusconi.

E su questo nome sarebbe il caso di chiarirsi le idee.

Nello tsunami politico-giudiziario del 92-94 di fronte alle macerie dei partiti - allora alleati di governo -che preferirei denominare con l'acrostico di sintesi CAF, parve che Berlusconi fosse, come in realtà è stato, ' il salvatore ' davanti alla minaccia dell'avvento al potere dei comunisti.

Dal 1994 ad oggi si sono svolte Cinque legislature, Berlusconi guidando il Governo   fino al 2013, ( come è possibile ritenere per il voto di fiducia del 14 dic.u.s., al quale ho dato il modesto ma non irrilevante contributo del mio voto.) avrà raggiunto il ragguardevole primato di durata temporale dei Presidenti del Consiglio dell'intera storia italiana. Non Cavour, non Crispi, non Giolitti, non De Gasperi,non Moro , Fanfani ed Andreotti. Altra storia è Mussolini.

E fin qui tutto bene. Ma ritengo che i voti già democristiani, socialdemocratici liberali che hanno determinato il successo elettorale di Berlusconi, tanto che possiamo con criterio storico affermare che i partiti di questi elettori sono stati trafitti dal combinato disposto giudiziario-comunista, con ingredienti mediatici da non trascurare e dimenticare, ma hanno beneficiato Berlusconi - in forza della sua prontezza politica -

Sulla sua leadership si è coagulato un triplice flusso di obbiettivi e di speranze. Intanto,ripeto, fermare i comunisti ed i loro alleati, poi avviare l'ammodernamento con lo sviluppo dell'Italia ( rivoluzione liberale) quindi costruire un nuovo assetto politico-costituzionale.

La sua leadership ha costruito - anche felicemente improvvisando - una concentrazione che non soltanto per ricorrenti affermazioni verbali, ma anche in forza di atti come l'adesione al PPE ( nel 1999), poteva preludere all'avvio di una normalizzazione della concentrazione di Forza Italia nella forma del Partito Popolare Italiano.

(Inutile ripetere: " il partito popolare, non mezzo dell'unità politica dei cattolici," ma mezzo di raccordo della tradizione Sturziana-DeGasperiana-Morotea, con la tradizione liberal-socialista.)

Ad oggi questo non è avvenuto e tuttavia potrebbe avvenire.

 Oggi Berlusconi è costretto dai fatti a registrare  che il partito 'del predellino' è imploso con la secessione di Fini.

Questo avvenimento è stato censurato ma non analizzato compiutamente:

Il libertarismo di Berlusconi  alla lunga incompatibile con il legalitarismo di Fini.

Quest'ultimo puntava ad un partito di destra moderna anche se di tipo "legge ed ordine". Berlusconi ad un partito populista. Né poteva essere diversamente, perché il suo carisma comunicativo gli pone ancora oggi una scelta secca: la propria personale leadership. Ogni rischio di tipo populista rimane intimo a questa scelta.

Ma in questo modo anche a volere accettare che tutto sia rimesso all'eternità di B. ed io capisco il Tuo 'Dio ce lo tenga' non risolve il problema politico nei suoi aspetti attuali: innanzitutto il Governo non potrà raggiungere il traguardo del 2013 soltanto con gli aggiustamenti di coda del trenino della maggioranza.

Con il mio voto ho inteso dare un contributo per evitare il ribaltone. Ma il pericolo evitato incombe se Berlusconi non si pone il tema politico di un diverso assetto della maggioranza.

E qui la scelta incrocia il destino dell'attuale PDL. Lasciamo stare i sondaggi. B può continuare a vincere le elezioni? Ed in ogni caso, poi ?

Ecco il punto: E poi incomincia a dipendere dal coraggio di tanti amici di tradizione democristiana e socialista che stanno nel PDL e che non possono continuare a tenere gli occhi rivolti alla speranza provvidenziale.

Quando alla fine degli anni 80 nella Democrazia Cristiana tanti amici ritennero che il futuro sarebbe rimasto nelle loro mani e per affrontarlo portarono una persona perbene, un gentiluomo come Forlani, a ritornare dopo oltre dieci anni alla segreteria del partito, perché ciascuno riteneva comodo il proprio accasamento e la prudenza di Forlani lo avrebbe garantito, prepararono la successione "della rinuncia," quella che venne dopo, ricorderai il nome : Martinazzoli. Personalmente non travolto da vicende giudiziarie ma politicamente soccombente.

Caro Ettore, e cari Amici già democristiani o socialisti del PDL, non basta vedersi, occorre molto di più : Formigoni ha posto il problema dei congressi, come a dire della normalizzazione democratica del partito, per superarne la personalizzazione. E' già tanto, ma non basta !

 Auguro a Rotondi e Cutrufo di avere successo nel mettere in corsa le loro forze accanto a quelle della rete di Formigoni e di Lupi di Fitto ed Alfano di Sacconi e di Quagliariello, ma auguro il coraggio di affrontare scelte per le quali non è minimamente pensabile una tentazione sleale nei confronti di alcuno, men che mai di Berlusconi, ma è indispensabile che si guardi alla realtà. In questo momento non si possono ignorare le tendenze che sono aperte nello stesso PDL. Le interviste di Dell'Utri e Verdini rappresentano una linea condivisibile oppure hanno il limite della tentazione bipartitica, e cioè la riproposizione dell'attuale formula del PDL, cioè partito radicale di massa? Capisco questo può andar bene a La Russa. Ma anche a Voi?

E' proprio questo tendenziale bipartitismo che nell'esperienza del predellino  si è rivelato fallace ed effimero.

Ed ancora se si vuole realizzare il progetto del partito popolare non è il caso di andare anche oltre e cioè di riaprire il dialogo con l'UDC?

Oppure preferendo tenersi dentro il recinto di casa propria ( quella attuale?) non si sta attenti alle attuali tendenze politiche.

Non è il caso di mettersi in gioco più coraggiosamente?: Il tempo è molto stretto.

 

On. CALOGERO MANNINO

 
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Postato da [06/04/2011 20:32]
Per realizzare quella politica occorrono delle forze autenticamente riformiste e liberali di cui non si vede traccia nel panorama attuale. Noi cerchiamo di lavorare nell'area di nostra più diretta vicinanza nella quale, credimi, le cose da te evidenziate sono da noi tenute nella massima considerazione. Le idee, tuttavia, non bastano e non solo camminano sulle gambe e nella testa degli uomini ma chiedono anche, per potersi realizzare strutture organizzative e politiche complesse e costose e uomini e donne con forte passione civile e solidità di salute e in un'età che, ahimè, non è più la nostra.... Con un sincero e forte ringraziamento. Ettore Bonalberti
 
Postato da [06/04/2011 20:32]
Appunti sul dibattito Mannino – Bonalberti Se posso esprimere una mia impressione, mi sembra che anche questo dibattito si svolga come se l’Italia vivesse in una specie di splendido isolamento che le consenta di non avvertire il vento della globalizzazione che soffia impetuoso dalla caduta del muro di Berlino. Capisco i ragionamenti su Berlusconi e le formazioni politiche che sicuramente hanno colmato un vuoto sul fronte dei moderati lasciato scoperto dopo Mani Pulite. Il problema nostro tuttavia è quello di un’Italia che da quasi 20 anni non si muove con una velocità adeguata sul fronte dell’economia. Siamo a circa l’1% del PIL in meno rispetto alla media EU e quasi un 2% rispetto ai Paesi più dinamici. Non basta consolarsi con Tremonti, il quale vanta il poco più dell’1% dell’Italia in quest’ultimo periodo, realizzato senza aiuti governativi causa le ristrettezze imposte dal ns. debito pubblico. Noi non siamo un Paese attraente per gli investitori esteri. Troppe cose non funzionano e non ti annoio elencandole: l’ho fatto tante volte. Si chiamano P.A. che deve funzionare, sovradimensionata al Sud, Giustizia che la riforma Alfano non mi sembra prometta di rendere efficiente più di tanto; ricerca, limitata a circa l’1% del PIL quando un Paese costoso come il nostro deve investire ben di più per fronteggiare la concorrenza internazionale; più concorrenza e mercato e merito a 360°. Perché nessuno, solo per fare un esempio, ha innalzato la bandiera della liberalizzazione dei Servizi Pubblici Locali? La Francia, latina come noi – senza citare i Paesi anglosassoni e scandinavi – ha incentivato sul Merito i docenti e sta selezionando gli studenti in maniera che la Gelmini nemmeno se lo sogna. Per questo dico: bisogna guardare ad un orizzonte globale. Basta rimanere chiusi su se stessi. La Germania in 21 anni dalla caduta del Muro ha dimezzato il gap Est/Ovest. Noi col ns. Mezzogiorno siamo sempre uguali dalla Liberazione ad oggi, in termini % ovviamente. Il ns.sistema fiscale è pesante con l’impresa: la Svezia tassa col 28%. U.K. sta abbassando le tasse. Un partito moderato non ha solo il problema di MKTG elettorale di riempire un vuoto, ma deve operare per lo sviluppo. Ma, ha la forza ti tagliare quei privilegi delle categorie organizzate, da chi ha il lavoro fisso vs. chi è totalmente precario, dalle categorie professionali privilegiate ai magistrati che hanno stipendi che si muovono solo con l’anzianità, mai col merito. Ecc., ecc. In scandinavia, in U.K., anche in Germania e un po’ in Francia, tutti hanno avuto più coraggio. E noi? Ci manca la capacità di agire o addirittura di comprendere lo scenario che ci condiziona? Un cordiale saluto. Aldo Mariconda
 
Postato da [06/04/2011 20:32]
Caro Ettore, io non ho ilo privilegio di essere dentro il Vs. dibattito, né avrei l'autorità per partecipare, ma ho la sensazione che si continui a discutere ignorando che il mondo è cambiato dopo la caduta del Muro. Ti mando quindi due righe, chiedendo venia per il disturbo. Un cordiale saluto. Aldo Mariconda
 
Postato da [06/04/2011 20:32]
Riscontro alle note politiche del 6 aprile 2011 Nel 1994, Berlusconi – bloccati i comunisti – impostò un ottimo programma sia economico che politico-istituzionale. Però, nel corso dei successivi 15 anni, mai riuscì a governare, quindi non lo realizzò. Il bipolarismo che – di fatto – egli introdusse, trasporta troppe scorie e, ora, si trova di fronte a un bivio: o evolve rapidamente in un bipartitismo netto e chiaro o ricade in quell’andazzo del “tirare a campare” che, preso l’avvio nel dopo De Gasperi, demolì progressivamente lo Stato, per sfasciarsi poi in “Mani pulite”. La cosiddetta Prima Repubblica rimase vittima dei mostri che essa stessa aveva creato e che tuttora incombono, ben simboleggiati da un Capo dello Stato comunista a pieno titolo e da un Capo del Governo braccato dalla canèa di toghe. Berlusconi non è stato, né è, né – ormai – può essere la soluzione; bensì soltanto una opportunità, unica ed estrema, per poterla conseguire. Prima di mandarlo a casa va usato come “testa d’ariete” per sfondare il muro che ci divide da una vera democrazia: libera e governabile. In questa fase, non sostenerlo incondizionatamente è un suicidio nazionale. La prova? Che l’opposizione, pur di prevalere, non disdegna la violenza: sia giudiziaria che di piazza. Di tutto il resto si potrà parlare a prova superata. L’Eretico
 
Postato da [06/04/2011 20:32]
Qualita' e trasparenza nel confronto politico. Il confronto tra Calogero Mannino ed Ettore Bonalberti e' inusuale per trasparenza, onesta' intellettuale e ricerca di punti e obiettivi condivisi. Se il dibattito tra le numerose associazioni e movimenti continuera' con le stesse modalita' da parte di tutti i protagonisti (cattolici, moderati, liberali, socialisti riformisti, ex democristiani non pentiti) si arrivera' certamente alll'obiettivo auspicato da molti e da ALEF (Associazione dei Liberi e Forti) che lo ha proposto per prima: la reale formazione del Partito Popolare Europeo in Italia per una politica liberale, di centro e riformista nella tradizione culturale di Don Sturzo, De Gasperi e dei valori della dottrina sociale della Chiesa. Antonino Giannone Vice Presidente di ALEF
 
Postato da [06/04/2011 20:32]
Caro Ettore, lo scambio epistolare con Mannino (supportato dalla tecnologia), è molto interessante. Le analisi esposte sono estremamente intriganti, la tua lungimirante saggezza, e strategia politica, daranno i loro frutti. La strada è certamente in salita, tu sai quanto sia pericolosa la discesa, con o senza curve. Il pensiero che guida ALEF è condivisibile e, di questi tempi “mercenari”, cosa rara. Caro Ettore, vai e che Dio ti assista. Ciao Zampa
 
Postato da [06/04/2011 20:32]
Caro Lillo Veniamo entrambi da una tradizione politica DC, quella della corrente di Forze Nuove del nostro mai dimenticato, Carlo Donat Cattin, che ci insegnò il valore del coraggio e della testimonianza politica da giocarsi in prima persona. Non credo che fra di noi ci siano diversità di analisi su quanto è accaduto e sta per accadere sulla scena politica italiana. Da sempre, come sono certo anche tu, mi sono sempre considerato nient’altro che “ un DC non pentito”, il quale ha continuato a votare all’interno dell’area politica egemonizzata in questi diciassette anni dal Cavaliere. Non sono mai stato un ”berluscones”, chè, semmai, proprio da alcuni berluscones della prima ora del Veneto, ho subito, nel mio piccolo, anche sul piano professionale, le conseguenze della mia antica e mai sconfessata militanza democratico cristiana veneta e nazionale. Il leit motif nella mia valutazione della situazione politica italiana è sempre stato caratterizzato dalla volontà di ricomporre per quanto possibile il voto dei moderati e riformisti di ispirazione cattolica, laico-liberale e socialista, all’interno del PPE da costituire quale sezione italiana. Spero, o forse mi illudo, che la stessa Lega, nelle sue varianti plurime piemontese, lombarda e veneta, possa rientrare a pieno titolo in questo processo, magari come esperienza assimilabile, ancorché non immediatamente riconducibile, a quella della CSU bavarese. Reputo, infatti, il collegamento con la Lega essenziale ai fini del mantenimento della stessa unità nazionale. Una delle ragioni per cui non ho mai condiviso gli atteggiamenti antileghisti di molti dei nostri comuni amici dell’UDC. Dove, almeno credo, tu faccia un errato processo alle mie intenzioni, è in quel volermi attribuire l’idea che il traghettatore verso la sezione italiana del PPE sia Berlusconi. Forse non mi sono spiegato bene, ma chi mi frequenta più da vicino, o abbia letto gli ultimi miei due saggi: “ Dalla fine della DC alla svolta bipolare” e “ ALEF: un futuro da Liberi e Forti, sa che in cima ai miei pensieri ci sta, e non da poco tempo, l’idea che il traghettatore possibile verso il PPE sezione italiana, sia il governatore dell’unica autentica Regione-Stato italiana, il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Lo poteva fare quasi naturalmente Casini, se fosse rimasto all’interno del Pdl con meno affanno e maggiore forlaniana souplesse. Non lo avrebbe mai potuto compiere l’ex missino Fini. In questa delicatissima e precaria fase considero il collegamento Formigoni-Alfano-Fitto-Gelmini-Romano, con il gruppo Giovanardi-Rotondi-Caldoro e con quanti altri del Pdl condivideranno l’idea della costruzione della sezione italiana del PPE, una tappa necessaria, ma, condividendo la tua analisi, certamente non sufficiente per la sua concreta realizzazione. Da sempre faccio appello “a quanti dentro e fuori del Pdl” intendono concorrere a tale prospettiva. Leggi il nostro documento fondativo di ALEF (Associazione dei Liberi e Forti) ( Lonato, Novembre 2009-www.alefpopolaritaliani.eu) e ribadito nel recente documento ALEF di Mestre del 21 Marzo scorso. E’ evidente che in tale prospettiva il contributo di tanti amici dell’UDC, sangue del nostro stesso sangue, lo considero essenziale. Contesto solo la strategia, che ho definito asfittica e la tattica, almeno sin qui, rivelatasi perdente, del duo Casini-Cesa. Guardo anche con simpatia e forte interesse a quanto stanno tentando di costruire gli amici Fiori, Ciccardini e Gerardo Bianco con le loro iniziative politico culturali. E, soprattutto, guardo con grande amicizia e stima al contributo intelligente e critico di amici come te, con cui ho condiviso una lunga e appassionata stagione di testimonianza politica. Grazie, dunque, per il tuo intervento e ti rinnovo l’invito a continuare a confrontarti con noi di ALEF e con gli amici dei circoli veneti di “ Insieme”. Anche dalle pagine della rivista “ Il governo delle idee”, diretta dall’amico Gianni Conti e di cui reggo la responsabilità giornalistica, mi piacerebbe ospitare i tuoi scritti. Caro Lillo, ancora una volta, sarà soprattutto dalla Lombardia, dal Veneto e dalla Sicilia, le terre della grande tradizione bianca, che potrà avviarsi il processo di ricomposizione della diaspora cattolica e democristiana, essenziale per la costruzione della sezione italiana del PPE, il nuovo partito dei moderati e riformisti italiani. Con viva amicizia. Ettore Bonalberti Venezia, 6 aprile 2011
 
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